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10/11/2205 - Musibrasil, Itália, por Patrizia di Malta
I ragazzi venuti da Assis Brasil

I ragazzi venuti da Assis Brasil

Colloquio con uno tra gli scrittori brasiliani viventi più interessanti, direttore di un noto laboratorio di scrittura

’è un elemento in comune tra molti dei nuovi autori della nuova letteratura brasiliana, che affratella praticamente tutti quelli nati o vissuti a Porto Alegre: avere partecipato al laboratorio di scrittura creativa diretto dallo scrittore Luiz Antonio de Assis Brasil. Amilcar Bettega Barbosa, Cintia Moscovich, Daniel Galera, Daniel Pellizzari, Paulo Scott, Cristiano Baldi hanno già pubblicato uno o più libri, alcuni premiati, altri in attesa di esserlo, altri ancora in uscita per prestigiose case editrici. A questi si aggiungono assi delle vendite come Leticia Wierzchowski, e debuttanti come Daniel Rocha, che figura nella raccolta “Sex’n’Bossa” pubblicata da Mondadori. Perché gli autori dei bestseller brasiliani di domani passano dalla sua Oficina Criativa? Quale prezioso sapere Assis Brasil trasmette loro? E soprattutto, chi è Luiz Antonio de Assis Brasil? Proviamo a scoprirlo. Luiz Antonio de Assis Brasil

Il mentore Luiz Antonio de Assis Brasil, nato a Porto Alegre nel 1948 da genitori provenienti dalle Azzorre, racconta di avere goduto di una formazione scolastica rara in Brasile. Ebbe infatti la fortuna di studiare dai gesuiti, che a Porto Alegre vantano un collegio di tradizione centenaria, dove da sempre stimolano i propri studenti agli studi classici: lingua e letteratura portoghese, lingue straniere, e filosofia. Durante l’adolescenza il maestro Assis Brasil ricorda di avere letto in lingua originale, come tutti i suoi compagni di classe, Cervantes, Chateaubriand e Milton. Ciò ha probabilmente contribuito a dare grande impulso al suo amore per la letteratura.

Il primo romanzo che ricorda di avere letto per intero è stato “A relíquia”, di Eça de Queirós. E da quel momento non si è dato pace fino ad esaurire completamente l’opera di questo autore, dal quale ammette di avere imparato molto riguardo alla struttura di un romanzo e lo sviluppo di un personaggio. Poi è stata la volta di Flaubert, con “Mme Bovary”. Poi Machado de Assis e Erico Verissimo. In seguito, Balzac, Stendhal e Zola. Tra gli scrittori contemporanei e moderni, Thomas Mann, Faulkner, Hemingway, Gide, Julien Green, Cortázar, García Márquez, Vargas Llosa, Saramago, Günter Grass. Afferma di leggere molto, di tutto, senza regole, facendosi guidare dall’istinto e dai consigli; e questa è una delle cose sulle quali insiste con i suoi allievi. «Leggete di tutto, e soprattutto leggete cose diverse dalla narrativa», li esorta.

Altro elemento che ha condizionato il futuro scrittore è stato lo studio della musica classica: dopo aver studiato il violoncello, per ben quindici anni Assis Brasil ha fatto parte dell’Orchestra sinfonica di Porto Alegre. Cintia Moscovich
e. Un’esperienza importante, come lui stesso afferma, «in primo luogo per imparare a essere un mero esecutore degli altrui sentimenti, e nel caso specifico di una composizione musicale, l’emozione e la passione del compositore e del direttore». Esperienza che ha trasfuso nella novella “O homem amoroso” (pubblicata in Francia col titolo “L’Homme Amoureux” nel 2003). A tutt’oggi, nonostante non pratichi più quotidianamente il suo strumento, lo scrittore dice di sentirsi più musicista che mai, ma senza dover subire la tirannia delle note musicali.

Assis Brasil iniziò a scrivere professionalmente nel 1974, in seguito a una gravissima malattia che lo costrinse in ospedale e per la quale dovette subire un’operazione. Durante la convalescenza scrisse quelle che poi sarebbero diventate le prime pagine del suo primo libro, `Um quarto de légua em quadro`. Non aveva idea del loro destino. L’idea originale era di scrivere un’opera storica sull’immigrazione dalle Azzore verso Rio Grande do Sul. Invece diventò un romanzo, e da quel momento non smise più di scriverne.

La carriera accademica di Assis Brasil è sconfinata. A parte l’Oficina de Criação Literária, iniziata nel 1985 e oggi più viva che mai, oltre alla laurea lo scrittore vanta innumerevoli dottorati, corsi di specializzazione, inviti da parte di università straniere. E la sua supervisione compare in pubblicazioni di antologie di scrittori da lui presi a bottega (e del cui successo è orgogliosissimo). Per lui – sostiene - l’ambiente universitario è vitale come l’aria, solo così sente possibile convivere in maniera palpabile con la letteratura e i suoi autori.

Crede nel lavoro con metodo: senza pianificazione è quasi impossibile scrivere. Questo senza nulla togliere all’immaginazione, perché il vero momento della creazione è il momento dell’idea originaria. La copertina di `A margem imóvel do rio`, di Assis Brasil
In seguito si tratta di lavorarvi sopra per verificarne la logicità, i rapporti di causa effetto. Perché ciò che importa è il risultato finale, la sua naturalezza, la sua forza di comunicazione. La tecnica letteraria – come quella pittorica, musicale, coreutica – può essere conquistata attraverso lo studio, l’esercizio quotidiano (il suo motto è: nulum die sine linea, nessun giorno senza scrivere una riga).

I laboratori di scrittura creativa, nati negli Stati Uniti negli anni 40, ormai sono una realtà ovunque; Raymond Carver ne è un figlio. Ma in Brasile sopravvive un atteggiamento polemico, elitario, reazionario ma anche romantico, del quale si fanno portavoce alcuni scrittori che credono unicamente nel talento, dividendo le persone tra quelli che lo possiedono e quelli che ne sono privi, e che, pur non mettendo in discussione l’utilità di una scuola di danza o di musica, non sono disposti ad ammettere che un laboratorio di scrittura possa abbreviare i tempi e dare a un potenziale scrittore gli strumenti necessari per produrre opere di valore.

«Padroneggiare la tecnica significa scrivere in modo che il lettore desideri sapere cosa succederà nel capitolo successivo. La narrazione deve procedere per episodi, devono succedere cose. Questo è cinema», afferma de Assis Brasil.



Perché e quando ha deciso di tenere un Laboratorio Letterario?

«È stato quando ho acquisito maturità sufficiente come docente e, aggiungerei, scrittore. Mi sono sentito in grado di unire i due aspetti, quello produttivo e quello riflessivo. La mia intenzione era, ed è, essere di ausilio agli scrittori della nuovissima generazione. Un aiuto che non ho avuto – e quanto l’avrei desiderato! – da giovane».

Quali sono gli ingredienti di una storia ben scritta?

«La presenza evidente di tensione. Qualcosa che abbia assolutamente bisogno di essere risolto. Senza tensione non esiste fiction. Poi, buoni personaggi, cioè a tinte forti, e questa loro forza deve manifestarsi non nelle loro costanze, ma nelle loro contraddizioni».

Come si struttura un romanzo? Come si sviluppa un personaggio?

«Per la struttura, si parte da una sinossi: in seguito, una pre-sceneggiatura. Poi, personalmente procedo a una verifica della coerenza interna all’opera, per vedere se il meccanismo funziona. Soltanto a quel momento inizio a scrivere. Quanto ai personaggi, il mio criterio è questo: ognuno di loro deve essere unico. Non deve esistere al mondo nessun altro che gli somigli. È questa singolarità che giustifica l’esistenza di un personaggio».

Quanta importanza ha il «talento»? E quanta ne ha la «tecnica»?

«Risponderò con frasi rubate ad altri. I costruttori delle cattedrali gotiche avevano un lemma:
ars sine scientia nihil est. L’arte senza scienza non è nulla. Majakovsky insegnava ai suoi alunni: “Solo la tecnica è in grado di liberare il talento”. Questo concetto è valido per tutte le arti, ed è pienamente accettato. Non riesco ancora a capire la posizione reazionaria di alcuni miei colleghi, che negano questa possibilità. Hanno una visione elitaria della letteratura».

Chiunque può imparare a diventare scrittore?

«La risposta potrebbe essere data da un insegnante di pittura, musica, architettura, danza, ecc., per quello che riguarda le loro rispettive arti. E la risposta è valida anche per la letteratura. Il problema sta nella formulazione della domanda che, mi pare, esige una risposta riduttiva quanto impossibile. È impossibile affermare, tout court, che si possa imparare a diventare uno scrittore. Si possono imparare le tecniche, che sono perfettamente trasmittibili. Si impara a sbloccare l’immaginazione. Si impara a convivere con i colleghi del corso. Questo avrà come effetto, forse, l’apprendimento della scrittura».

Chi sono gli scrittori brasiliani e internazionali più amati dai suoi discepoli? E quali quelli che lei consiglia a loro?


«Sento che hanno una predilezione per gli scrittori giovani, dell’ultima generazione. Si identificano con loro. O quelli, o la lost generation. Ma il consiglio che do loro è di leggere di tutto, e in special modo libri non di letteratura».

Quali sono gli scrittori brasiliani che consiglierebbe a un europeo, per capire meglio l’anima e l’identità culturale brasiliana?

«Innanzitutto non esiste una identità culturale brasiliana, così come non esiste un’identità culturale spagnola. Siamo un paese così grande che è impossibile parlare di una cultura uniforme. In questo nostro mosaico culturale, è bene regionalizzare. Nel 19° secolo, sono soprattutto due: José de Alencar e Machado de Assis . Nel 20° sono: Euclide da Cunha, Osvald de Andrade, Mário de Andrade, Erico Verissimo, Jorge Amado, João Guimarães Rosa, Graciliano Ramos, João Simões Lopes Neto, Chico Buarque, Milton Hatoum, Sérgio Sant´Anna, Bernardo Carvalho, Luis Fernando Verissimo».

Quali sono le caratteristiche della letteratura fatta dalle nuove generazioni?

«E’ una letteratura apatride, nel miglior senso del termine. I giovanissimi non sentono, in materia di produzione letteraria, nessuna specie di “obbligo regionale”, il che potrebbe frustrare il lettore straniero alla ricerca di esotismo».

Che differenze vede tra i suoi alunni di oggi e quelli di dieci anni fa?

«Esattamente questa perdita dell’istinto regionale-nazionale, il che è un bene. Gli alunni di oggi si sono sbarazzati del passato».

Molti scrittori brasiliani sentono la necessità di sperimentare qualcosa di diverso in materia di stile, perdendo di vista la storia in sé. È d’accordo? E perché questo succede?

«Sono sperimentazioni vuote e che causano profondo tedio nel lettore. Se l’obiettivo è annoiare il lettore, hanno raggiunto il loro obiettivo. Una buona storia è il miglior parametro per un buon romanzo, e questo fin dai tempi di Omero».

Perché in Brasile esistono più “raccontisti” che romanzieri? È un problema di respiro?

«No. E’ proprio una questione di vocazione. Il racconto, al contrario di quello che si può pensare, esige molto più respiro di un romanzo, perché necessita di massima concentrazione e del minimo sforzo con il minor numero possibile di parole».

Lei una volta ha affermato che «in un’orchestra, il musicista è un esecutore nel vero senso della parola. L’emozione e la passione sono del maestro e del compositore». Rapportando questo meccanismo alla creazione letteraria, dovrebbe essere la stessa cosa per lo scrittore.
Che è un compositore, mentre i sentimenti appartengono ai personaggi, creature inventate. Come anche nella recitazione: è indispensabile immedesimarsi, ma non sostituirsi. Molti scrittori confondono i propri sentimenti con quelli dei protagonisti oppure continuano a scrivere libri autobiografici, senza uscire da se stessi. È d’accordo?

«Completamente. Vi sono scrittori che scrivono per tutta la vita lo stesso libro. E cioè: la propria vita, raccontata da loro stessi».


Riesce a prevedere quali tra i suoi allievi hanno i requisiti necessari per diventare scrittori di successo?

«Sì, con relativa esattezza. Possono accadere sorprese. Ma sono molto rare».

Cosa pensa che gli europei si aspettino di trovare negli scritti di provenienza brasiliana?

«Esotismo e lotta sociale. Ma - grazie al cielo - questa è acqua passata, nella nostra cultura».

Che cosa manca agli scrittori brasiliani perché il mercato internazionale si apra di più alle loro opere?

«Che il governo vari una politica forte di borse di sostegno per le traduzioni, e stipuli accordi con editori stranieri, come succede in vari altri paesi. Vi sarà contemporaneamente bisogno di incentivare modalità di collocare fisicamente lo scrittore in altri paesi. Ai nostri giorni non si può separare l’opera dalla presenza fisica dello scrittore».



Testimonianze di ex allievi di Assis Brasil


Abbiamo infine chiesto ad alcuni ex allievi di raccontarci qual è stato l’insegnamento più importante che Assis Brasil ha trasmesso loro. Ecco alcuni pareri:

Cintia Moscovich. Finalista del premio Portugal Telecom 2005 e Jabuti con `Arquitetura do Arco-Iris`. Della stessa autrice: il romanzo `Duas Iguais` (di cui un estratto si trova su Sex’n’Bossa- Mondadori, 2005), e `Anotações durante o
Incendio`.

«Ho frequentato l’Oficina de criação literária della Pucrs (Università cattolica di Rio Grande do Sul), diretta da Luiz Antonio de Assis Brasil, tra il 1995 e il 1996. A ogni lezione, ribadiva il concetto che un autore può dirsi tale solo quando ha dubbi, quando esita, quando pensa che il meglio deve ancora arrivare. Credo sia stato questo il suo insegnamento più grande: un autore deve essere mosso dai dubbi. Le certezze sono la morte di qualsiasi carriera artistica. Uno scrittore deve sempre interrogarsi, ci insegnava, non sulla qualità del proprio testo, ma anche e soprattutto sul compito dello scrittore. Assis non ci ha insegnato l’insicurezza o la mancanza di fiducia nella propria scrittura. Quello a cui si riferiva era l’inquietudine, la ricerca di qualcosa che sta oltre noi, il correre dietro, quasi ossessivamente, alla migliore maniera di scrivere quello che abbiamo in mente. Una questione di umiltà, insomma. L’umiltà di ascoltare l’opinione dei colleghi, dei lettori, l’umiltà di vedere l’opera attraverso una prospettiva critica salutare. E, nel dubbio, tagliare. Sfrondare eccessi e appendici che più che aiutare ingombrano. Saper ascoltare è, per me come per Assis, la maggiore qualità di uno scrittore. Sapere ascoltare come chi chiede, e raccogliere quello che ne deriva. Il dubbio è umiltà. La certezza è ingenua arroganza. Dopo un anno di lezioni con Assis Brasil, questa di sicuro è la lezione più grande. Dubito di quello che scrivo, chiedo il parere di colleghi del settore e di lettori puri. E se ho qualche dubbio, taglio. Grande maestro».


Amilcar Bettega Barbosa. Finalista del premio Portugal Telecom e Jabuti con `Os lados do círculo`, 2004. Dello stesso autore: la raccolta di racconti `Deixe o quarto como está` (da cui è tratto `La visita`, pubblicato sull’antologia Sex’n’Bossa, Mondadori, 2005), Premio Açorianos de Literatura 2003 e menzione speciale Premio Casa de Las Americas, e `O Vôo da Trapezista`, Premio Açorianos de Literatura 1995.

«Per ragioni legate alla mia storia personale il laboratorio è stato importante nel mostrarmi un cammino. È stato il luogo e il momento in cui ho trovato un`eco e condizioni favorevoli per sviluppare qualcosa che non sapevo bene cosa fosse ma che era legato al bisogno di esprimermi. Non sapevo con esattezza se scrivere fosse ciò che intendevo fare. Mi iscrissi al laboratorio istintivamente, come ho sempre fatto per tutte le cose in vita mia. Non avevo mai conosciuto, né nella mia famiglia, né tra i miei docenti, né tra i miei compagni di liceo e poi di università, persone che fossero affascinate dalla letteratura come lo ero io. Il laboratorio è servito a mostrarmi che non ero così solo come pensavo. Ma forse l’insegnamento più importante dell’Oficina è mettere in chiaro che è impossibile insegnare a qualcuno a scrivere un testo letterario, mentre invece è possibile insegnargli a leggerlo. Scrivere un articolo per un giornale o un rapporto o una lettera è ben diverso dallo scrivere un testo letterario. E anche la sua lettura necessita di un altro tipo di approccio. Di sicuro si esce da un laboratorio con un senso critico più sviluppato. Leggiamo meglio, e questo si ripercuote sul momento della scrittura. Discutere criticamente i testi altrui e i propri è un grande esercizio per chi desideri scrivere. Quando tutto questo succede sotto la supervisione di un grande scrittore come Assis Brasil, il risultato non può essere migliore. E quello che a volte passa un poco in secondo piano è la tremenda generosità intellettuale di questo scrittore che, già consacrato, potrebbe starsene comodamente a dedicarsi alla propria opera e basta. Il lavoro che Assis fa per la letteratura dello stato di Rio Grande do Sul è già riconosciuto, ma la sua enorme e vera dimensione sarà di fatto rivelata nel corso degli anni a venire».


Bibliografia di Luiz Antonio de Assis Brasil


· Um quarto de légua em quadro, 1976, Prêmio Ilha de Laytano.

· A prole do corvo, 1978

· Bacia das almas, 1981

· Manhã transfigurada, 1982

· As virtudes da casa. 1985

· O homem amoroso, 1986

· Cães da província,1987 - Prêmio Literário Nacional do Instituto Nacional do Livro 1988

· Videiras de cristal, 1990

· Il romanzo in tre volumi Um castelo no pampa, che si divide in Perversas famílias (1992 – vincitore del Prêmio Pégaso de Literatura, Colombia), Pedra da memória (1993) e Os senhores do século (1994), questi ultimi Prêmio Açorianos de Literatura 1994/1995, rispettivamente come miglior romanzo e migliore opera dell’anno, e Pedra da memória Prêmio Pégaso de Literatura Latino-americana de Bogotà 1994, Colombia

· Concerto campestre, Breviário das terras do Brasil e Anais da Província-boi , 1997

· O pintor de retratos, 2001, Prêmio Machado de Assis, della Fundação Biblioteca Nacional.

· A margem imóvel do rio, 2003 (Livro do ano 2004, assegnato dalla Associação Gaúcha de Escritores; 2° posto Prêmio Jabuti 2004; Prêmio Portugal Telecom 2004)

· All’estero: O pintor de retratos in Portogallo (Editora Âmbar, do Porto); O homem amoroso, Editions Harmattan, Paris (L´Homme Amoureux), e Concerto campestre (Concierto campestre) in Spagna, Editora Akal, Madrid







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